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IL POPOLO DEI GROTTAROLI

Localizzazione

Luogo culturale  
San Giorgio Lucano con oltre mille grotte antropiche distribuite su tutto il territorio del comune, è il più importante complesso rurale ipogeo tuttora in uso del sud Italia. Ogni famiglia gode il possesso di almeno una grotta. L'intera comunità è custode di usi, costumi e tradizioni legate alla frequentazione delle grotte. Una cultura della grotta per l'appunto che si tramanda da secoli. I giovani utilizzano le grotte come cantina e luogo notturno di ritrovo con amici, in occasioni delle tipiche "grottate" sangiorgesi, mentre tra gli anziani persiste l'uso in chiave agropastorale dell'ipogeo, come stalla per l'allevamento di animali di bassa corte e deposito di derrate dell'agricoltura (frutta e ortaggi di antiche cultivar) che negli ambienti scavati trovano ottimali condizioni di maturazione e conservazione.
Le grotte ubicate in campagna, sono state utilizzate fino ad alcuni decenni fa come abitazione, come possono tutt'oggi testimoniare gli anziani fruitori.
Intorno alle grotte ha ruotato tutta l'economia domestica di sussistenza del passato: questa consuetudine di utilizzo ha costruito una serie di saperi, consuetudini e tradizioni del tutto peculiari e coevolutesi con la natura stessa delle grotte.
Ad oggi, parallelamente all'utilizzo delle grotte si è creato anche un interesse diffuso alla loro valorizzazione e alla tutela della memoria storico/sociale di questo bene che si è concretizzato anche nella costituzione dell'Associazione culturale "Mille e una grotta".
Localizzazione geografica     
Il tradizionale utilizzo della grotta (tradizione grottarola) è di fatto legato imprescindibilmente alla presenza degli ipogei scavati nell'arenaria. Gli stessi manufatti si esipremono con una tipica architettura che ha valorizzato elementi presenti nella natura circostante per la creazione dei portali (pietra del fiume Sarmento e intonaco di calce e sabbia di scavo). Tali portali làddove si sono conservati sono perfettamente integrati alla roccia circostante.
Maestria di falegnami e fabbri completano le opere murarie tramite elementi che si ripetono e costituiscono tipicità (le "saittere" e i finestroni). In generale tutto l'utilizzo delle grotte ha creato una serie di manufatti e consuetudini costruttive adattati alla natura della grotta: ad esempio la necessità di creare mensole e appoggi in un substrato particolarmente incoerente ha condotto ai tipici "cannizzi" fatti di canne appoggiate sui "cantieri" ovvero pezzi di tronchi di alberi di diametro piuttosto sostenuto infissi in cavità scavate nella parete di arenaria.
Benché simili manufatti si ritrovino in altri comuni della Basilicata, a San Giorgio Lucano colpisce l'entità numerica (più di un migliaio quelle censite) e l'uso ancora attuale, presente e sentito del bene che nei secoli ha creato un modello di micro economia contadina davvero unico nel suo genere. Non è un caso che il piccolo comune lucano sia identificato come "il paese delle grotte"

Descrizione del bene

 

 Aree tematiche Saperi tecnici e artigianali
Valutazione interesse culturale Le grotte esistevano già prima dell'attuale Centro storico. Gli abitanti di San Giorgio hanno continuato a scavare negli anni per farne l'uso che conosciamo oggi e che intendiamo tutelare e valorizzare.
Contesto Le origini degli ipogei sangiorgesi restano avvolte nel mistero. Buona parte di essi sono con molta probabilità preesistenti la fondazione ufficiale del paese (1607). Si documenta in ogni caso la massiccia presenza in Lucania, di monaci bizantini, e particolarmente di basiliani che s'ispiravano alla regola di S. Basilio Magno. Tra l'VIII e l'XI secolo scapparono dalle persecuzioni iconoclaste che proibivano la rappresentazione di immagini sacre nelle chiese d'Oriente (nel 726, l'imperatore Leone III Isaurico ordinò la distruzione delle immagini sacre e delle icone in tutte le province dell'Impero bizantino). Trovarono rifugio in luoghi solitari del sud Italia, andando alla ricerca di romitori come le grotte appunto che diventarono luoghi di abitazione e di preghiera. Oltre ad utilizzare grotte naturali, scavarono nella roccia più friabile le loro celle.
Per San Giorgio Lucano, questi fatti trovano corrispondenza soprattutto con la storia della Madonna del Pantano e del culto nella Val Sarmento. L'icona della vergine fu ritrovata miracolosamente proprio in una grotta, in contrada Pantano, laddove era stata nascosta per sfuggire alla persecuzione iconoclasta. Sulla medesima grotta, negli anni, fu poi eretta una chiesetta che venne più volte ampliata e modificata nell'attuale santuario. Luogo di pellegrinaggio degli abitanti di San Giorgio e della vicina Noepoli due volte all'anno, quando il lunedì di Pasquetta la statua viene portata a spalla dal santuario al paese dove rimane fino alla prima domenica di maggio.
E' altresì curioso che anche in epoca moderna nello scavo delle grotte, si ponesse particolare attenzione a ricavare in fondo un grottino. E' probabile che quest'affranto fosse stato ritrovato dai primi sangiorgesi che, per imitazione, pur ignorando il significato originario del grottino, l'hanno di continuo ricreato. Alcuni grottini a San Giorgio Lucano sono in effetti curati con aperture a finestre e rialzi che ricordano gli altari delle chiese rupestri. Che le prime grotte scavate sul territorio attuale di San Giorgio siano opera di monaci bizantini è alquanto credibile. D'altronde, Salvatore Consentino, in Storia dell'Italia Bizantina (VI-XI secolo) parla del fenomeno del trogloditismo, cioè l'occupazione o la rioccupazione di siti rupestri e cita come attestazioni di questi ultimi insieme ad altri paesi della Lucania, anche "San Giorgio Lucano, lungo il fiume Sarmento". Così come André Guillou spiega in 'Culture et société en Italie byzantine (VI-XIe s.)' che "un ultimo tipo d'habitat rupestre è quello che si è fissato sul fianco delle vallate scavate dai torrenti. Se ne conoscono nella regione del medio e del basso Sinni (Roccanova, Castronovo, Senise, Sant'Arcangelo, San Giorgio Lucano, ecc.), nella Lucania".
Nei corsi dei secoli, gli abitanti di San Giorgio hanno scavato per imitazione ulteriori grotte per farne l'uso che conosciamo oggi (cantine per il vino, pollai, porcili, luoghi d'incontro e, un tempo, anche abitazione).
Descrizione modalita' di gestione La salvaguardia dell'uso della grotta (la cultura "grottarola" di San Giorgio Lucano) passa obbligatoriamente dalla salvaguardia della grotta stessa. Conservare e tutelare le grotte come manufatti permette in un primo tempo di rilanciare l'artigianato locale (falegnami e fabbri per la creazione dei portali tipici) e in un secondo tempo, di conservare l'uso tradizionale promuovendo anche in questo l'artigianato locale (viscari per la creazione dei cestini sui quali si dispongono frutta e ortaggi), pignatari (per la produzione delle tipiche suppellettili della grotta cantina: jasche, 'uancelle, cannate etc), bottai e non ultimi gli agricoltori depositari e custodi di una biodiversità che nelle grotte confluisce tutta una serie di derrate che nelle grotte maturano (ammezziscono) e si conservano ottimamente.
I sangiorgesi fin dalla tenera età entrano in contatto con la grotta al seguito dei nonni e dei genitori. Acquisiscono un'esperienza senza confronto con i coetanei dei paesi vicini. In occasione dell'8 dicembre ("Spinua 'vutt"), la polluzione si aggrega spontaneamente nelle numerose grotte che costellano l'agro attorno all'abitato per banchettare dall'alba al tramonto.
In questo senso, l'associazione culturale Mille e una Grotta a San Giorgio Lucano è stata creata con l'obiettivo di tutelare e valorizzare le grotte tipiche di San Giorgio Lucano. Per realizzare gli scopi perseguiti, l'associazione organizza, anche in collaborazione con il Parco Nazionale del Pollino, visite guidate, mostre fotografiche e video, visite alle grotte con i bambini della scuola, convegni, pubblicazione di materiale informativo cartaceo e audiovisivo.
Caratteristiche significative Il complesso ipogeo antropico di San Giorgio Lucano è un autentico Paesaggio identitario. Non esisterebbero le grotte senza l'uomo così come non esisterebbe una cultura "grottarola" senza le grotte e l'ambiente su cui insistono. Allo stato attuale, ciò che è impellente conservare e tramandare è un vissuto di grande valore demoetnoantropologico. E' singolarissimo nell'ambito dell'agricoltura italiana il rapporto di frequentazione degli ipogei. Ad oggi si tratta certamente del più' imponente complesso ipogeo rurale del sud Italia tutt'ora in uso ove si custodisce e tramanda una civiltà contadina, altrove estinta che è depositaria di saperi in campo agricolo, artigianale e culinario.
Bibliografia http://1001grotta.overblog.com

Piano di salvaguardia proposto

Partecipazione comunita'
Gli abitanti in occasione degli eventi pianificati apriranno le loro grotte al pubblico e parteciperanno all'accoglienza dei visitatori mostrandosi negli atti tradizionali di gestione del bene.
Per i contenuti storico culturali un riferimento importante è L'associazione culturale Mille e una grotta e il Presidente e giornalista Pietro Valicenti, impegnato da anni alla tutela, promozione e valorizzazione del patrimonio. L'associazione si occupa di accompagnare il pubblico alla conoscenza dell'ipogeo sangiorgese e mette a disposizione ricerche e video documentazioni. Se la grotta negli anni ha rappresentato un importante riferimento per l'economia domestica, oggi si arricchisce del significato turistico che vedrà impegnata l'intera comunità in azioni concrete di riappropriazione del territorio, tutela e valorizzazione.

Dove Mangiare

Bar Ristorante "La Bella Rotonda"
Via Roma, 7/A - I Traversa
85048 - Rotonda (PZ)
Tel.: 0973 661157 - Fax: 0973 661157
POSIZIONE: periferia
PERIODO DI APERTURA: annuale
TIPO DI CUCINA: tipica locale - specialità carne - specialità pesce

Ristorante Da Peppe
C.so Garibaldi, 13
85048 - Rotonda (PZ)
Tel.: 0973 661251 - Fax: 0973 661251
E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito internet: www.demarcof.it
POSIZIONE: centro
PERIODO DI APERTURA: annuale
APERTURA: a pranzo e a cena
TIPO DI CUCINA: tipica locale - per intolleranti (celiachi, diabetici, ecc.)

Ristoranti in albergo

Hotel Miramonti
Strada Provinciale n. 28
85048 - Rotonda (PZ)
Tel.: 0973 661682 - Fax: 0973 661682
Cell.: 328 4712496
E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito internet: www.italiaabc.com/az/miramonti
POSIZIONE: distante km. 2.5 dal centro abitato
PERIODO DI APERTURA: annuale
TIPO DI CUCINA: tipica locale - specialità carne

Rifugio Fasanelli
Loc. Pedarreto del Pollino
85048 - Rotonda (PZ)
Tel.: 0973 667304 - Fax: 0973 667059
E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito internet: www.rifugiofasanelli.it
POSIZIONE: distante km. 8 dal centro abitato
PERIODO DI APERTURA: annuale
GIORNATA DI RIPOSO SETTIMANALE: lunedì
TIPO DI CUCINA: tipica locale - specialità carne

Agriturismi

Agriturismo Calivino
C.da San Lorenzo, 21
85048 - Rotonda (PZ)
Tel.: 0973 669159 - Fax: 0973 669159
Cell.: 329 6275039
E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito internet: www.aziendaagrituristicacalivino.it
POSIZIONE: distante km. 3 dal centro abitato
PERIODO DI APERTURA: annuale
APERTURA: a pranzo e a cena
GIORNATA DI RIPOSO SETTIMANALE: lunedì
TIPO DI CUCINA: tipica locale - specialità carne

Trattorie e osterie

Trattoria "Il Nascondiglio"
C.so Garibaldi, 17
85048 - Rotonda (PZ)
Tel.: 0973 661551
Cell.: 328 9186121
E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
POSIZIONE: centro
PERIODO DI APERTURA: annuale
APERTURA: a pranzo e a cena
GIORNATA DI RIPOSO SETTIMANALE: giovedì
TIPO DI CUCINA: tipica locale - specialità carne

 

Fonte: APT Basilicata

Informazioni aggiuntive

  • Categoria: Percorso Saperi tecnici e artigianali
  • Mese: Settembre, Ottobre, Novembre, Dicembre
  • Località: Rotonda
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