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ORTI SARACENI

Localizzazione

Luogo culturale     
Comunità tricaricese, proprietari e utilizzatori.
Localizzazione geografica     
I terrazzamenti e il sistema idraulico "arabo", gli orti saraceni costituiscono una parte del territorio nel quale si sono sedimentate azioni dell'uomo, il recupero e la valorizzazione dei quali, per aspetti riferibili non solo all'architettura, al costruito, ma anche all'economia, alla sociologia, alla geologia, alla scienza della terra, potrebbero offrire all'attenzione di un turismo qualificato un habitat "unicum" nel panorama della regione Basilicata.
L'area è parte del vallone che ha origine nella conca di Sant'Antonio, sotto la Tempa San Valentino, una sorta di canyon tra il massiccio di calcarenite sulle quali si erge Tricarico verso Nord-Est e la collina, anch'essa di calcarenite, di Santa Maria verso Sud-Ovest., con un salto di quota di circa 150 metri al suo esaurirsi nel torrente Milo che, più avanti, riceve altra copiosa acqua da Serra del Cedro con il vallone Castagnone.
Il sito è stato recentemente attenzionato da più parti e sotto diversi aspetti oltre che dalla Amministrazione anche da associazioni, studiosi, ricercatori con l'intento di promuovere azioni mirate per la salvaguardia e la tutela.


Descrizione del bene

 

 Aree tematiche Saperi tecnici e artigianali
Valutazione interesse culturale Già nell'XI secolo è documentato che Tricarico fosse un centro urbano a tutti gli effetti, a quella data la città aveva completato quello che si può chiamare il suo "ecosistema urbano", cioè quei processi di adattamento ed interazione tra l'insediamento umano e le risorse disponibili localmente.
La geomorfologia e l'antropizzazione del territorio ( in particolare dell'area denominata orti saraceni) sono state molto studiate e documentano l'interesse storico su quest'area, dove grotte, terrazzamenti, orti, resti di mulini ad acqua, testimoniano la presenza umana dall'epoca pre-romana, al periodo dei monaci basiliani, degli arabi, fino all'epoca contemporanea.
Le fonti bibliografiche documentano come la geomorfologia del territorio e le caratteristiche della calcarenite giustificano la presenza dell'acqua e delle cavità naturali e come questi elementi abbiano potuto essere alla base della scelta localizzativa prima di sosta della transumanza e, successivamente, dell'antropizzazione del costone di Tricarico (grotte tamponate con esposizione a sud, ancora presenti), sul quale già nell'alto medioevo si era consolidata una organizzazione urbana importante e dominante rispetto alle aree circostanti.
Il forte rapporto dell'organizzazione spaziale dai confini murati dell'abitato fino alla valle del Milo è documentato a livello iconografico e tuttora sostanzialmente intatto e utilizzato.
Sull'area come su gran parte del territorio di Tricarico insiste un Vincolo paesaggistico ( L.1497/39)
Contesto Tricarico cittadina di circa 6000 abitanti vanta numerose emergenze storico artistiche che soprattutto negli ultimi anni sono state valorizzate anche a livello di promozione turistica. Si sono realizzate numerose iniziative ed eventi legati sia a percorsi turistici nel centro storico sia a risorse immateriali quale il Carnevale e il Raduno delle maschere demoetnoantropologiche.
L'area degli orti saraceni è stata più volte portata all'attenzione con iniziative di promozione e sensibilizzazione.
Gli "Orti saraceni" di Tricarico sono costituiti da superfici terrazzate a ridosso delle mura dell'abitato altomedievale degradanti verso il vallone del torrente sottostante, il cui letto si articola in una miriade di appezzamenti, irrigati con tecniche di canalizzazione delle acque sorgive di matrice araba. I primi nuclei abitativi, spesso ipogei, comunicano con l'esterno mediante i prospicienti terrazzamenti su terreni coltivati a frutteti, ortaggi, erbe officinali di uso domestico quotidiano e stagionale.
Gli appezzamenti sono delimitati da muretti a secco in conci di pietra arenaria, collegati da ripide scalette che insieme alle canalizzazioni per l'irrigazione conferiscono un valore di estrema particolarità all'intera area.
A distanza di quasi mille anni le tracce di queste coltivazioni nelle aree interne della Basilicata sembrano essere rimaste nell'uso fortemente radicato di piante la cui comparsa nel territorio lucano è riconducibile al periodo arabo ' normanno. Come agricoltori, questi popoli, elaborarono ingegnose tecniche agronomiche che, attraverso il controllo dell'irrigazione e delle concimazioni consentivano coltivazioni intensive. Si tratta di coltivazioni che fin dal IX-XII secolo, cioè dal periodo bizantino-arabo-normanno, si sono poi protratte lungo il corso dei secoli, come ci documentano i documenti di archivio di fine Cinquecento, fino ad oggi.
Attualmente, molti di questi orti versano in uno stato di abbandono e degrado, l'intera area necessita di interventi urgenti di recupero, manutenzione e valorizzazione.
L'area degli orti è un tutt'uno con le aree terrazzate contigue alle costruzioni del centro abitato che presentano coltivazioni a frutteti per la poca irrigabilità dei suoli, ma con una esposizione tale da poter maturare frutti che dagli orti disposti nella parte bassa della scarpata che delimita l'abitato.
La particolarità degli orti posti nel vallone (più di novanta proprietari utilizzatori) è nella organizzazione in funzione della distribuzione delle acque meteoriche e umane incanalate nel vallone, delle copiose acque sorgive e di trasudazione delle rocce; questo sistema ha alimentato per secoli l'autoconsumo e il mercato locale dei prodotti orticoli, i più famosi dei quali sono il sedano dai bianchissimi e saporitissimi gambi (àççê), la cicoria, le rape, le 'çkarólê.
Descrizione modalita' di gestione Attualmente, l'interesse suscitato dalle iniziative di promozione dell'area ha fatto si che si sia innescato un processo di riattualizzazione delle pratiche di manutenzione, salvaguardia, coltivazione e produzione legate a questi luoghi.
Oltre alle persone anziane che continuano a curare gli appezzamenti è rinato l'interesse da parte delle generazioni più giovani che hanno ripreso a coltivare questi appezzamenti.
Inoltre la presa di coscienza della salvaguardia ha fatto si che si ponesse l'attenzione alle buone pratiche del costruire per esempio nella manutenzione dei muretti a secco in pietra arenaria, delle canalizzazione e distribuzione delle acque e il ripristino del sistema tradizionale dell'assorbimento e dello smaltimento delle acque meteoriche.
Sono coltivati frutteti a monte e orti a valle dove si è sviluppato un sistema particolare di coltivazione grazie a un microclima favorevole, alle acque sorgive e meteoriche, e all'azione sapiente dell'uomo che ha sviluppato tecniche irrigue di matrice araba e pratiche di coltivazione di colture autoctone che bisogna trasmettere e tramandare.
Caratteristiche significative L'area dei terrazzamenti è una spalla scoscesa della collina su cui sorge il centro storico immediatamente a ridosso dei quartieri Rabata e Saracena, testimonianza, con gli orti, del sistema di irrigazione riveniente dalla cultura araba di popolazioni qui insediate che realizzarono un sistema di drenaggio e captazione delle acque meteoriche carsiche e superficiali mettendole a disposizione per la coltivazione ad orto e frutteto con il risultato finale di un valore ambientale aggiunto di indubbio fascino paesaggistico (studio prodotto per la tesi di laurea dell'arch. Antonio Graziadei).
I muretti degli orti e dei terrazzamenti furono realizzati con la stessa pietra arenaria recuperata dagli scavi degli ipogei sotto le abitazioni realizzate nei secoli.
Il recupero non solo sarà il modo più efficace per evitare il degrado al quale sta progressivamente andando incontro il millenario sistema di consolidamento, ma dovrebbe innescare anche la coltivazione di prodotti (ortaggi e frutta) una volta destinati all'autoconsumo e sono da considerare pregevoli prodotti di nicchia da tutelare e conservare oltre che mettere in campo una sperimentazione di sementi e/o erbe officinali.
Bibliografia Biscaglia C., Presenze e permanenze arabomusulmane
a Tricarico, in «Bollettino Storicodella Basilicata», 15-16, 1999-2000, pp. 111-112.
Simonetta Fascetti, Orti saraceni a Tricarico. Un progetto di rivalutazione in Basilicata Regione Notizie n. 129 -130.
Carmela Biscaglia, Incursioni arabe in Basilicata. La Saracena e la Rabata di Tricarico, i giardini e gli idiomi linguistici in Basilicata Regione Notizie n. 129-130.
Laureano P., Sahara: giardino sconosciuto, Firenze.
Restucci A., La Basilicata, Roma, Editoriale l'Espresso, 1981
Antonio Graziadei, Risorse locali e tecniche tradizionali nell'evoluzione dell'ecosistema urbano: Tricarico e la civiltà islamica. (tesi di laurea, relatore prof. Maria Perone correlatore prof. Pietro Laureano).
Pietro Laureano)Pietro Laureano, Giardini di pietra, i Sassi di Matera e la civiltà mediterranea, Bollati Boringhieri, Torino, 1993.

Piano di salvaguardia proposto

Partecipazione comunità
La partecipazione della popolazione sarà diretta ad avviare delle piccole attività economiche di promozione dei prodotti locali e a contribuire al concreto ripristino di un meccanismo di cura, salvaguardia e valorizzazione del bene di cui l'intera comunità è responsabile. I laboratori didattici possono diventare occasione per sviluppare e tramandare tecniche artigianali e antichi saperi alla popolazione giovanile anche con seminari e corsi dedicati.

Dove Mangiare


Ristoranti in albergo

Ostello Fonti
c/o Santuario Madonna delle Fonti - C.da Fonti
75019 - Tricarico (MT)
Tel.: 0835 723660 - Fax: 0835 723660
Cell.: 340 6454336
E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito internet: www.ostellofonti.it
POSIZIONE: distante km. 10 dal centro abitato
PERIODO DI APERTURA: stagionale (maggio - settembre)
TIPO DI CUCINA: tipica locale

 

 

Fonte: APT Basilicata

Informazioni aggiuntive

  • Categoria: Percorso Saperi tecnici e artigianali
  • Località: Tricarico
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