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IL PATRIMONIO CULTURALE DELLA COMUNITÀ ETNICO-LINGUISTICA ARBËRESHE DI SAN PAOLO ALBANESE (SHËN PALJI)

Localizzazione

Luogo culturale     
Il patrimonio culturale della comunità etnico-linguistica arbëreshe di San Paolo Albanese (Shën Palji) è conservato, tutelato, valorizzato, promosso e fruito nel e col Museo della Cultura Arbëreshe di San Paolo Albanese.
Il Museo della cultura arbëreshe di San Paolo Albanese è tutto; è il bene stesso. E', cioè, un ecomuseo, un "museo di comunità", un "museo diffuso", un museo del territorio.
E' una istituzione comunale, ai sensi dell'art. 114 del Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267, nonché degli articoli 38, 39, 40, 41 e 42 dello Statuto Comunale.
Nato dalle iniziative della comunità locale negli anni '70, il Museo è stato accompagnato nei suoi primi passi da un grido si speranza della comunità stessa e, in particolare, dei giovani sampaolesi del tempo, impegnati a dare voce agli oggetti della cultura materiale e ad animarli. L'obiettivo era: aiutare il paese e la sua comunità; recuperare le origini, le radici; valorizzare la cultura locale e le risorse umane; affermare l'identità; svolgere il proprio ruolo e assumere la propria responsabilità nella storia della comunità.
Ha una struttura, ricavata dal riuso di vecchie costruzioni disabitate del centro storico, nella quale sono esposti gli oggetti della cultura materiale; è documentata la cultura orale, popolare, agropastorale; sono testimoniate le radici e la identità della minoranza etnico-linguistica arbëreshe.
Le funzioni della struttura espositiva sono completate dalla biblioteca specialistica per albanofoni e dalla mostra permanente degli "Oggetti dalla memoria".
Tra gli oggetti, i prodotti e gli attrezzi della vita domestica e lavorativa della comunità arbëreshe è esposto, in particolare evidenza, il ciclo di lavorazione della ginestra, dalla raccolta, alla trasformazione, alla produzione di tessuti.
Localizzazione geografica     
San Paolo Albanese (Shën Palji) è il paese di una piccolissima comunità etnico-linguistica di origine albanese rifugiatasi in queste terre più di cinquecento anni fa. L'approdo in Italia è avvenuto tra la fine del XV e gli inizi del XVI secolo, quando le popolazioni di Albania, dopo la morte del loro eroe Giorgio Castriota, detto Skanderbeg, nel 1468, e la caduta di Corone, nel 1470, e dopo l'invasione ottomana dei territori balcani, fuggirono dalle coste orientali dell'Adriatico.
Il paese è stato costruito sulle pendici del Monte Carnara, a 842 metri s.l.m., immerso nel paesaggio rurale della valle del Sarmento, una grande pietraia.
E' il più piccolo comune della Basilicata e del Parco Nazionale del Pollino. Gode di vastissimo e spettacolare panorama. Da più punti del centro abitato si osservano le cinque Serre del massiccio montuoso dell'area protetta più grande d'Europa, tra le quali Serra Dolcedorme, la vetta più alta, 2267 m.s.l.m., dell'intero Appennino Meridionale.

Descrizione del bene

 

 Aree tematiche Demoetnoantropologica (Tradizioni, riti, ...)
Valutazione interesse culturale La cultura della comunità etnico-linguistica arbëreshe di San Paolo è un bene unico, raro, irripetibile, eccezionale sotto il profilo storico, culturale e scientifico. È frutto di una convivenza di oltre cinquecento anni della cultura di origine albanese con le culture delle comunità locali italiane del territorio circostante. Si mantiene viva, sebbene minacciata, perché ha consapevolezza e orgoglio delle proprie radici, della identità, della diversità: diversità di interesse più che mai rilevante nel mondo globalizzato di oggi, in "crisi di identità".
In tempi di rapide evoluzioni tecnologiche, di connessioni permanenti, di comunicazioni istantanee e di ponti sempre meno stabili tra passato, presente e futuro, di sfide sempre più ardue per trasmettere cultura, conoscenza e valori alle nuove generazioni, di modernità veloce e centrifuga, di mercati globali, di vera e propria rivoluzione antropologica, la comunità arbëreshe di San Paolo Albanese si pone l'ambizioso compito di interrogarsi sul ruolo e sul destino del suo patrimonio storico-culturale e antropologico. Anche perché i suoi figli sono il frutto di una educazione e formazione culturale globali che ha sedimentato e metabolizzato, ormai, esperienze di vita e valori, spesso, molto diversi e distanti tra loro.
Tutto ciò è realizzato dal Museo, che è luogo e modo di conservare, tutelare, valorizzare, promuovere l'identità culturale, territoriale, sociale, economica della comunità arbëreshe di San Paolo Albanese.
Il Museo, infatti, è il museo di un territorio ancora ricco di ambienti di vita tradizionali, di patrimoni naturali, storici, culturali, ai quali va garantita un'opera di manutenzione, di cura, di accudimento, di restauro, di tutela e di valorizzazione. Costituisce lo strumento mediante il quale si prende contatto immediato con il territorio, la natura, l'ambiente, il paesaggio: il paesaggio agrario, socio-culturale, identitario, che, rivisitato e reinterpretato, può consentire di produrre nuova cultura e nuova economia. Aiuta a ripassare il passato e a scrutare l'avvenire, cercando di mediare, in questo piccolo angolo di mondo, i contrasti tra civiltà contadina di ieri e vita globalizzata e ipertecnologica di oggi, che trovano difficoltà a parlarsi e ad incontrarsi, malgrado il web, le reti e i percorsi multimediali, che conducono alle nuove generazioni e ad un futuro e ad una cultura sempre più difficili da progettare.
Gli "oggetti" del museo  sono i paesaggi, i boschi, le campagne, gli ecosistemi, l'etnia, la lingua, le memorie, le testimonianze orali, il saper fare, i mestieri locali tradizionali, il patrimonio materiale e immateriale della comunità, di cui i primi e più diretti fruitori sono gli stessi abitanti del posto.
Contesto Il territorio di San Paolo Albanese (Shen Palji), della estensione di circa 3.000 ettari, è segnato in ogni suo minimo spazio, anche il più remoto, dalla presenza della comunità arbëreshe che l'ha abitato e lo abita; è caratterizzato da una intensa interazione tra la natura e l'uomo che vi ha lavorato e vi lavora.
È carico, perciò, di memorie, di significati e di manifestazioni identitarie, etniche percepibili.
Il borgo rurale si affaccia su un paesaggio agrario, dove la dimensione delle biodiversità e del loro inscindibile nesso tra ambiente naturale, agricoltura, pastorizia, uomo e tradizioni, è misurata da un mosaico di risorse naturali e culturali locali.
I campi una volta coltivati a grano e turnati con orzo, avena, cicerchie, fave, ceci, foraggi, sono ormai quasi tutti abbandonati, invasi da folti cespugli di ginestra, da siepi di rovi, di vitalba, di rosa canina, di prugnolo selvatico; i pascoli sono occupati solo da piccoli greggi di pecore e di capre. Sono lasciati a se stessi i boschi di cerro e di quercia, gli alberi secolari, i peri, le querce, i fichi, i noci, i mandorli, gli olivi, le vigne.
Il paesaggio identitario Shën Paljit è un ampio e ricco campionario
di emozioni nel quale tutti si relazionano, si identificano e ritrovano il senso della propria esistenza.
Descrizione modalita' di gestione La programmazione e gestione è affidata al Museo della Cultura Arbëreshe di San Paolo Albanese, che nella scelta e nella definizione delle iniziative fa, anzitutto, riferimento alle linee di indirizzo programmatico triennale ed annuale delle attività culturali, approvate dal Consiglio di Amministrazione del Museo, previo parere favorevole del Comitato Tecnico-Scientifico.
Fa, oggi, riferimento, inoltre, alla Legge Regionale 11 agosto 2015, n. 27, riguardante "Disposizioni in materia di patrimonio culturale, finalizzate alla valorizzazione, gestione e fruizione dei beni materiali ed immateriali della Regione Basilicata".
Si avvale, anche, degli esiti della "Carta di Intenti", approvata dall'Assemblea delle Comunità Arbëreshe d'Italia nell'incontro a San Paolo Albanese, il 17/18 ottobre 2015; delle indicazioni emerse dal dibattito della X Conferenza Permanente delle Associazioni Museali Italiane a Matera, il 3-5 dicembre 2015, sui "Musei, culture e paesaggi produttivi: patrimoni, attori, prospettive"; degli indirizzi della Carta di Siena - "Musei e Paesaggi culturali" - proposta da ICOM Italia il 7 luglio 2014 alla Conferenza Internazionale di Siena; dei contenuti dichiarati nella scheda per la indagine 2015 su "Musei e paesaggi culturali", identificata con il codice 552, approvata da ICOM il 28 gennaio 2016.
Le attività sono realizzate mediante continui ed aggiornati laboratori culturali, laboratori di interpretazioine e di educazione al patrimonio culturale arbëresh: "vallja", tarantella, festa patronale, danza del falcetto, "himunea", "gjitonia", "banxhurna", lavorazione della ginestra, e abito tradizionale femminile arbëresh.
Caratteristiche significative La comunità ha mantenuto lingua, costumi e tradizioni.
La cultura orale, la cultura materiale e immateriale, la fede religiosa e il rito greco sono depositari e mezzi fondamentali per la conservazione della parlata arbëreshe.
Nell'ultimo secolo, l'obbligo di insegnamento nella scuola della sola lingua italiana ha avuto un forte impatto, anche psicologico, nei confronti dello sviluppo e della emancipazione delle capacità umane, della personalità di intere generazioni, soprattutto le ultime, influenzate dai mass-media.
Conservare la lingua madre, viva, parlata è una grandissima ricchezza culturale interiore.
La fede religiosa dei Sampaolesi è, dal 13 febbraio 1919, ufficialmente cattolica di rito greco. Risale al 1919 la fondazione della prima Eparchia greca in Italia, a Lungro, diocesi autonoma, alle dipendenze di un vescovo greco, nella quale sono stati radunati 21 paesi di origine albanese, compreso San Paolo Albanese. La messa è celebrata secondo la liturgia di San Giovanni Crisostomo; la comunione è fatta con il pane e il vino. Insieme alla sublimità liturgica della tradizione orientale, la chiesa madre, con la sua iconostasi, infonde nei fedeli il misticismo, di cui sono dense le sacre icone. La processione del Santo è accompagnata dalla "himunea", una costruzione votiva fatta con spighe di grano, e dal "gioco del falcetto", che simboleggia la lotta tra il bene e il male.
Il matrimonio arbëresh è la cerimonia religiosa e civile, che conserva il maggior fascino nella tradizione del paese.
Per la conservazione, tutela, valorizzazione e promozione dei beni culturali materiali e immateriali della minoranza etnico-linguistica arbëreshe il Museo della cultura arbëreshe ha allestito anche una struttura espositiva. All'interno della struttura museale sono allestiti micro-ambienti della cultura materiale agro-pastorale.
Con la esposizione degli attrezzi, dei materiali e dei tessuti si è recuperata la memoria del lavoro di trasformazione della ginestra nella comunità, nelle famiglie, tra gli anziani; si sono restituiti questi "saperi" alla collettività, ai giovani, agli interessi, agli interrogativi, alle aspirazioni di una nuova civiltà; si è ripreso il percorso dei valori delle radici e della identità; si sono mantenuti in vita, non solo conservati, gli oggetti, i luoghi, i fatti; si è coltivato culturalmente l'innesto di nuovi disegni, nuove prospettive, nuova cultura.
È stato un riprendere la storia del paese, Shën Palji; riprendere questa terra di ginestre, di peonie, di minoranza etnico-linguistica ed accompagnarla verso nuovi orizzonti, nuovi confini, senza che siano omologate, spoliate, espropriate, colonizzate le sue diversità.
"Banxhurna ka Karnara", dei detti popolari, la peonia selvatica del monte Carnara, originaria dell'Europa meridionale e delle vicine regioni asiatiche, che, ad ogni manifestazione festosa, ispira canzoni popolari.
Bibliografia A. Smilari, Gli albanesi d'Italia. Loro costumi e poesie popolari, Arnaldo Forni editore, 1979;
M. Troiano, Canti di San Paolo Albanese, Estratto da SH'JZAT (Le Pleiadi), 1968;
G. Veneziano, Contrasti confessionali ed ecclesiastici tra Albanesi Greco-Ortodossi o Cattolici e Cattolici Latini in Calabria e Lucania (dalle origini delle Colonie al 1919), Estratto dall'Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, Grafica, Perugia, 1969;
N. Alfano, Aspetti storico-linguistici della parlata di San Paolo Albanese tra innovazione e conservazione, inedito, 2010;
F. Mirizzi, Storie di oggetti. Scritture di musei. Riflessioni ed esperienze tra Puglia e Basilicta, edizionidipagina, Bari, 2008;
ICOM Italia, Musei e paesaggi culturali, Carta di Siena, Conferenza Internazionale di Siena, 7 luglio 2014;
G.B. Bronzini e AA. VV, Museo della Cultura Arbëreshe di San Paolo Albanese, in Lares, Rivista trimestrale di studi demoetnoantropologici, Anno LIX, n. 2, aprile-giugno 1993;
A. Formica - Articoli su San Paolo Albanese pubblicati su diversi quotidiani e riviste;
A. Formica - "I Piani del Pollino", Ermes, Potenza, 1995;
A. Formica - "Un modo di leggere e di rappresentare una realtà marginale e una cultura minoritaria", Adriatica Editrice Salentina, Lecce, 1982.

Piano di salvaguardia proposto

Partecipazione comunità
Il Museo della cultura arbëreshe intende dar voce alle esigenze culturali, sociali ed economiche della comunità etnico-linguistica italo-albanese di S. Paolo Albanese attraverso la promozione e la gestione di iniziative culturali finalizzate (tra l'altro) a:
- collaborare alle iniziative culturali che si svolgono in paese e promosse da altri soggetti privati o organizzazioni, pro-loco, procura del Santo Patrono, ecc.;
- raccordarsi costantemente con le iniziative culturali di Enti e Istituzioni operanti sul territorio, con la Scuola, l'Università, l'Ente Parco Nazionale del Pollino;
- promuovere la costituzione di una rete dei Musei Demoetnoantropologici Lucani;
- promuovere la adesione all'ICOM

Dove Mangiare

 In allestimento

 

Fonte: APT Basilicata

Informazioni aggiuntive

  • Categoria: Percorso Demoetnoantropologico
  • Mese: Aprile, Maggio, Giugno, Luglio, Agosto, Settembre
  • Località: San Paolo Albanese
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