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Martedì, 06 Giugno 2017 16:54

ROCCO SCOTELLARO

Localizzazione

Luogo culturale     
Comunità tricaricese, associazioni, scuole, Centro di documentazione Rocco Scotellaro, gruppi musicali di canto popolare e di danza folkloristica.
Localizzazione geografica     
Luoghi legati alla memoria di Scotellaro, in primo luogo la casa del poeta, i vicoli che hanno ispirato le sue poesie, i quartieri Rabatana e Saracena, il Centro di documentazione, la piazza, la tomba realizzata per volere di Carlo Levi dagli architetti del Gruppo BBPR: Gian Luigi Banfi, Lodovico Barbiano di Belgiojoso, Enrico Peressutti ed Ernesto Nathan Rogers.

Descrizione del bene



 

 Aree tematiche Storica (momenti, aspetti/problematiche, protagonisti)
Valutazione interesse culturale La figura di Scotellaro è profondamente radicata nella cultura Tricaricese, uno dei maggiori poeti e intellettuali lucani impegnati nel vivo delle problematiche del secondo dopoguerra. Animato da una forte carica morale e ideale, profusa nella sua produzione letteraria e nell'impegno politico, ha assunto il valore emblematico delle lotte per il riscatto del popolo meridionale.
Contesto Rocco Scotellaro nacque a Tricarico il 19/04/1923, a 23 anni fu eletto Sindaco di Tricarico, il più giovane Sindaco d'Italia, in un momento difficilissimo per il paese. Piuttosto che la delega promosse e sollecitò la partecipazione dei cittadini, in particolare delle grandi masse di contadini, per i quali rivolta e rassegnazione erano tutt'uno, nelle questioni amministrative e nei problemi essenziali della loro vita quotidiana, prima fra tutte, la possibilità di avere terra da coltivare. Fare politica e fare poesia diventano per lui la medesima cosa, anche la poesia poteva essere strumento di lotta e emancipazione. Egli visse dal 1923 al 1953, negli anni 43-44 ebbe modo di maturare il suo pensiero, ebbe continui contatti con alcuni confinati politici come Carlo Levi, Manlio Rossi-Doria, Camilla Ravera, Emilio Sereni, Franco Venturi, Guido Miglioli in anni particolarmente difficili per la storia italiana. Partecipò alle indagini sulla civiltà contadina in Lucania, condotte da George Peck, Friederick G. Friedmann, Ernesto De Martino e lavorò su un'ampia ricerca sulla cultura dei contadini meridionali, affidatagli da Vito Laterza. Profondo fu il suo legame con Carlo Levi, Rocco Mazzarone e il Movimento di Comunità di Adriano Olivetti. Aperto al dibattito culturale italiano dell'immediato dopoguerra ha lasciato un «centinaio di liriche che a giudizio di Eugenio Montale " rimangono le più significative del nostro tempo». Di sicuro la sua è stata una grande opera di tessitura tra l'antico mondo contadino che non aveva voce e il vorticoso mondo moderno fatto di nuova narrazione.
"L'autentico" come dice Fortini, non è facile ne in politica e ne in poesia.
Il contesto in cui l'opera di Scotellaro si estende, coinvolge altri centri come Matera,Portici, Sicignano degli Arburni, i luoghi Leviani, Aliano e Grassano.
Descrizione modalita' di gestione La figura di Scotellaro viene tramandata di generazione in generazione grazie al lavoro continuo e costante portato avanti dal Centro di Documentazione. Il centro oltre a custodire materiale documentario e fotografico relativo al poeta organizza e partecipa a convegni sulla sua figura, i più recenti:
«Nella Basilicata del secondo dopoguerra. Rocco Scotellaro intellettuale della modernità»
Tricarico, 2013
«Cultura e lingua nell'opera di Rocco Scotellaro»
Tricarico, 2013
Giornata celebrativa su Rocco Scotellaro e le traduzioni inglesi in collaborazione con David & Helen Constantine, Editors Modern Poetry in Translation, The Queen's College - Oxford
Tricarico, 2012;
Convegno di studio «Scotellaro scrittore. Storicità e attualità di un'esperienza»
Tricarico, 2004;
«Nella Basilicata del secondo dopoguerra. Rocco Scotellaro intellettuale della modernità»
Tricarico, 2013;
«Cultura e lingua nell'opera di Rocco Scotellaro»
Tricarico, 2013;
"Rocco Scotellaro e le traduzioni inglesi" in collaborazione con David & Helen Constantine, Editors Modern Poetry in Translation, The Queen's College - Oxford
Tricarico, 2012 ;
Convegno di studio «Scotellaro scrittore. Storicità e attualità di un'esperienza»
Tricarico, 2004
L'opera di salvaguardia della figura scotellariana viene porta avanti anche nelle scuole e nelle associazioni che in più occasioni hanno proposto spettacoli teatrali sul tema. Numerosi studiosi interessati all'opera di Scotellaro continuano la ricerca e la riflessione sulla sua opera attori come Ulderico Pesce che propone annualmente a Tricarico lo spettacolo sull'opera di Scotellaro:
Contadini del Sud di Ulderico Pesce tratto dall'opera di Rocco Scotellaro e Amelia Rosselli.
Caratteristiche significative La figura di Scotellaro assume un valore di attualità e riscoperta in relazione alla sua opera politica e poetica, proprio in virtù della memoria tramandata ai giovani dalle vecchie generazioni.
Bibliografia Francesca Armento, Dalla nascita alla morte di Rocco Scotellaro. Il racconto e le immagini,(Centro di documentazione "R. Scotellaro e la Basilicata del secondo dopoguerra", Quaderni 1),Congedo, Galatina, 2011.
Allen Prowle, From London to Lucania: translating Scotellaro, con traduzione in italiano di Vito Sacco, in «Frontiere», a. XIII, nn. 25-26, gennaio-dicembre 2012, pp. 15-28.
Giuseppe Palumbo, Uno si Distrae al Bivio. La crudele scalmana.S. Angelo in Formis (CE) : Lavieri, 2013
Giovanni Battista Bronzini, "L'universo contadino e l'immaginario poetico di Rocco Scotellaro", Bari, Edizioni Dedalo, 1987.
Rosario Villari, Il convegno in onore di Rocco Scotellaro, in Cronache meridionali, Anno II, nr.2, febbraio 1955
Franco Fortini, La poesia di Scotellaro, Roma-Matera, Basilicata, 1974.
Franco Vitelli, Bibliografia critica su Scotellaro, Matera, Basilicata, 1977.

 

Piano di salvaguardia proposto

Partecipazione comunità
La partecipazione della comunità sarà legata sia alle attività di rivitalizzazione dei luoghi e della loro salvaguardia e valorizzazione (pannelli didascalici e informativi) ma anche alla partecipazione diretta di giovani, studenti che avranno voglia di coinvolgersi. Inoltre saranno coinvolte le attività artigianali produttive e di ristorazione, i singoli cittadini per l'ospitalità e la messa a disposizione di case e cantine.
Saranno coinvolte le comunità dei paesi limitrofi in particolare Grassano per la figura di Levi e Matera dove lo spettacolo conclusivo potrebbe essere riproposto.

Dove Mangiare


Ristoranti in albergo

Ostello Fonti
c/o Santuario Madonna delle Fonti - C.da Fonti
75019 - Tricarico (MT)
Tel.: 0835 723660 - Fax: 0835 723660
Cell.: 340 6454336
E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito internet: www.ostellofonti.it
POSIZIONE: distante km. 10 dal centro abitato
PERIODO DI APERTURA: stagionale (maggio - settembre)
TIPO DI CUCINA: tipica locale

 

 

Fonte: APT Basilicata

Pubblicato in Itinerari
Martedì, 06 Giugno 2017 16:50

ORTI SARACENI

Localizzazione

Luogo culturale     
Comunità tricaricese, proprietari e utilizzatori.
Localizzazione geografica     
I terrazzamenti e il sistema idraulico "arabo", gli orti saraceni costituiscono una parte del territorio nel quale si sono sedimentate azioni dell'uomo, il recupero e la valorizzazione dei quali, per aspetti riferibili non solo all'architettura, al costruito, ma anche all'economia, alla sociologia, alla geologia, alla scienza della terra, potrebbero offrire all'attenzione di un turismo qualificato un habitat "unicum" nel panorama della regione Basilicata.
L'area è parte del vallone che ha origine nella conca di Sant'Antonio, sotto la Tempa San Valentino, una sorta di canyon tra il massiccio di calcarenite sulle quali si erge Tricarico verso Nord-Est e la collina, anch'essa di calcarenite, di Santa Maria verso Sud-Ovest., con un salto di quota di circa 150 metri al suo esaurirsi nel torrente Milo che, più avanti, riceve altra copiosa acqua da Serra del Cedro con il vallone Castagnone.
Il sito è stato recentemente attenzionato da più parti e sotto diversi aspetti oltre che dalla Amministrazione anche da associazioni, studiosi, ricercatori con l'intento di promuovere azioni mirate per la salvaguardia e la tutela.


Descrizione del bene

 

 Aree tematiche Saperi tecnici e artigianali
Valutazione interesse culturale Già nell'XI secolo è documentato che Tricarico fosse un centro urbano a tutti gli effetti, a quella data la città aveva completato quello che si può chiamare il suo "ecosistema urbano", cioè quei processi di adattamento ed interazione tra l'insediamento umano e le risorse disponibili localmente.
La geomorfologia e l'antropizzazione del territorio ( in particolare dell'area denominata orti saraceni) sono state molto studiate e documentano l'interesse storico su quest'area, dove grotte, terrazzamenti, orti, resti di mulini ad acqua, testimoniano la presenza umana dall'epoca pre-romana, al periodo dei monaci basiliani, degli arabi, fino all'epoca contemporanea.
Le fonti bibliografiche documentano come la geomorfologia del territorio e le caratteristiche della calcarenite giustificano la presenza dell'acqua e delle cavità naturali e come questi elementi abbiano potuto essere alla base della scelta localizzativa prima di sosta della transumanza e, successivamente, dell'antropizzazione del costone di Tricarico (grotte tamponate con esposizione a sud, ancora presenti), sul quale già nell'alto medioevo si era consolidata una organizzazione urbana importante e dominante rispetto alle aree circostanti.
Il forte rapporto dell'organizzazione spaziale dai confini murati dell'abitato fino alla valle del Milo è documentato a livello iconografico e tuttora sostanzialmente intatto e utilizzato.
Sull'area come su gran parte del territorio di Tricarico insiste un Vincolo paesaggistico ( L.1497/39)
Contesto Tricarico cittadina di circa 6000 abitanti vanta numerose emergenze storico artistiche che soprattutto negli ultimi anni sono state valorizzate anche a livello di promozione turistica. Si sono realizzate numerose iniziative ed eventi legati sia a percorsi turistici nel centro storico sia a risorse immateriali quale il Carnevale e il Raduno delle maschere demoetnoantropologiche.
L'area degli orti saraceni è stata più volte portata all'attenzione con iniziative di promozione e sensibilizzazione.
Gli "Orti saraceni" di Tricarico sono costituiti da superfici terrazzate a ridosso delle mura dell'abitato altomedievale degradanti verso il vallone del torrente sottostante, il cui letto si articola in una miriade di appezzamenti, irrigati con tecniche di canalizzazione delle acque sorgive di matrice araba. I primi nuclei abitativi, spesso ipogei, comunicano con l'esterno mediante i prospicienti terrazzamenti su terreni coltivati a frutteti, ortaggi, erbe officinali di uso domestico quotidiano e stagionale.
Gli appezzamenti sono delimitati da muretti a secco in conci di pietra arenaria, collegati da ripide scalette che insieme alle canalizzazioni per l'irrigazione conferiscono un valore di estrema particolarità all'intera area.
A distanza di quasi mille anni le tracce di queste coltivazioni nelle aree interne della Basilicata sembrano essere rimaste nell'uso fortemente radicato di piante la cui comparsa nel territorio lucano è riconducibile al periodo arabo ' normanno. Come agricoltori, questi popoli, elaborarono ingegnose tecniche agronomiche che, attraverso il controllo dell'irrigazione e delle concimazioni consentivano coltivazioni intensive. Si tratta di coltivazioni che fin dal IX-XII secolo, cioè dal periodo bizantino-arabo-normanno, si sono poi protratte lungo il corso dei secoli, come ci documentano i documenti di archivio di fine Cinquecento, fino ad oggi.
Attualmente, molti di questi orti versano in uno stato di abbandono e degrado, l'intera area necessita di interventi urgenti di recupero, manutenzione e valorizzazione.
L'area degli orti è un tutt'uno con le aree terrazzate contigue alle costruzioni del centro abitato che presentano coltivazioni a frutteti per la poca irrigabilità dei suoli, ma con una esposizione tale da poter maturare frutti che dagli orti disposti nella parte bassa della scarpata che delimita l'abitato.
La particolarità degli orti posti nel vallone (più di novanta proprietari utilizzatori) è nella organizzazione in funzione della distribuzione delle acque meteoriche e umane incanalate nel vallone, delle copiose acque sorgive e di trasudazione delle rocce; questo sistema ha alimentato per secoli l'autoconsumo e il mercato locale dei prodotti orticoli, i più famosi dei quali sono il sedano dai bianchissimi e saporitissimi gambi (àççê), la cicoria, le rape, le 'çkarólê.
Descrizione modalita' di gestione Attualmente, l'interesse suscitato dalle iniziative di promozione dell'area ha fatto si che si sia innescato un processo di riattualizzazione delle pratiche di manutenzione, salvaguardia, coltivazione e produzione legate a questi luoghi.
Oltre alle persone anziane che continuano a curare gli appezzamenti è rinato l'interesse da parte delle generazioni più giovani che hanno ripreso a coltivare questi appezzamenti.
Inoltre la presa di coscienza della salvaguardia ha fatto si che si ponesse l'attenzione alle buone pratiche del costruire per esempio nella manutenzione dei muretti a secco in pietra arenaria, delle canalizzazione e distribuzione delle acque e il ripristino del sistema tradizionale dell'assorbimento e dello smaltimento delle acque meteoriche.
Sono coltivati frutteti a monte e orti a valle dove si è sviluppato un sistema particolare di coltivazione grazie a un microclima favorevole, alle acque sorgive e meteoriche, e all'azione sapiente dell'uomo che ha sviluppato tecniche irrigue di matrice araba e pratiche di coltivazione di colture autoctone che bisogna trasmettere e tramandare.
Caratteristiche significative L'area dei terrazzamenti è una spalla scoscesa della collina su cui sorge il centro storico immediatamente a ridosso dei quartieri Rabata e Saracena, testimonianza, con gli orti, del sistema di irrigazione riveniente dalla cultura araba di popolazioni qui insediate che realizzarono un sistema di drenaggio e captazione delle acque meteoriche carsiche e superficiali mettendole a disposizione per la coltivazione ad orto e frutteto con il risultato finale di un valore ambientale aggiunto di indubbio fascino paesaggistico (studio prodotto per la tesi di laurea dell'arch. Antonio Graziadei).
I muretti degli orti e dei terrazzamenti furono realizzati con la stessa pietra arenaria recuperata dagli scavi degli ipogei sotto le abitazioni realizzate nei secoli.
Il recupero non solo sarà il modo più efficace per evitare il degrado al quale sta progressivamente andando incontro il millenario sistema di consolidamento, ma dovrebbe innescare anche la coltivazione di prodotti (ortaggi e frutta) una volta destinati all'autoconsumo e sono da considerare pregevoli prodotti di nicchia da tutelare e conservare oltre che mettere in campo una sperimentazione di sementi e/o erbe officinali.
Bibliografia Biscaglia C., Presenze e permanenze arabomusulmane
a Tricarico, in «Bollettino Storicodella Basilicata», 15-16, 1999-2000, pp. 111-112.
Simonetta Fascetti, Orti saraceni a Tricarico. Un progetto di rivalutazione in Basilicata Regione Notizie n. 129 -130.
Carmela Biscaglia, Incursioni arabe in Basilicata. La Saracena e la Rabata di Tricarico, i giardini e gli idiomi linguistici in Basilicata Regione Notizie n. 129-130.
Laureano P., Sahara: giardino sconosciuto, Firenze.
Restucci A., La Basilicata, Roma, Editoriale l'Espresso, 1981
Antonio Graziadei, Risorse locali e tecniche tradizionali nell'evoluzione dell'ecosistema urbano: Tricarico e la civiltà islamica. (tesi di laurea, relatore prof. Maria Perone correlatore prof. Pietro Laureano).
Pietro Laureano)Pietro Laureano, Giardini di pietra, i Sassi di Matera e la civiltà mediterranea, Bollati Boringhieri, Torino, 1993.

Piano di salvaguardia proposto

Partecipazione comunità
La partecipazione della popolazione sarà diretta ad avviare delle piccole attività economiche di promozione dei prodotti locali e a contribuire al concreto ripristino di un meccanismo di cura, salvaguardia e valorizzazione del bene di cui l'intera comunità è responsabile. I laboratori didattici possono diventare occasione per sviluppare e tramandare tecniche artigianali e antichi saperi alla popolazione giovanile anche con seminari e corsi dedicati.

Dove Mangiare


Ristoranti in albergo

Ostello Fonti
c/o Santuario Madonna delle Fonti - C.da Fonti
75019 - Tricarico (MT)
Tel.: 0835 723660 - Fax: 0835 723660
Cell.: 340 6454336
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Sito internet: www.ostellofonti.it
POSIZIONE: distante km. 10 dal centro abitato
PERIODO DI APERTURA: stagionale (maggio - settembre)
TIPO DI CUCINA: tipica locale

 

 

Fonte: APT Basilicata

Pubblicato in Itinerari
Martedì, 06 Giugno 2017 15:39

LA MASCHERA DI TRICARICO

Localizzazione

Luogo culturale     
Comunità tricaricese, gruppi organizzati dalla Pro Loco e gruppi spontanei con il coinvolgimento e la collaborazione di Scuole di ogni ordine e grado.
Localizzazione geografica     
L'evento è legato simbolicamente alla chiesa di S. Antonio abate (sec. XIV). Il 17 gennaio, le Maschere che rappresentano una mandria in transumanza, si radunano presso la chiesa , assistono alla messa, ricevono la benedizione fanno i 3 giri propiziatori intorno alla chiesa e acclamano il santo con l'assordante suono delle campane. Successivamente il corteo delle maschere si muove dal santuario raggiungendo il centro storico di Tricarico, attraversando l'antica via appia.


Descrizione del bene

 

 Aree tematiche Demoetnoantropologica (Tradizioni, riti, ...)
Valutazione interesse culturale Il rituale della transumanza è un unicum nella Regione, estremamente coinvolgente anche per il semplice spettatore. Emblematica è la descrizione che ne fa Carlo Levi:
"..... Andai apposta a Tricarico, con Rocco Scotellaro. il paese era svegliato a notte ancora fonda da un rumore arcaico di battiti di strumenti cavi di legno, come campane fessurate: un rumore di foresta primitiva che entrava nelle viscere come un richiamo infinitamente remoto e tutti salivano sul monte , uomini e animali fino alla cappella alta sulla cima.... qui venivano portati gli animali che giravano tre volte attorno al luogo sacro, e vi entravano e venivano benedetti nella messa .....". Le maschere simboleggiano la vacca e il toro impersonate da uomini che mimano l'andatura e i movimenti degli animali, compresa la monta. Le vacche e i tori sono guidati dal "massaro" coadiuvato da sottomassari e "ualani". Al termine le maschere si perdono per i vicoli del centro storico e rinnovano la "questua" - raccolta di beni alimentari da consumare in un banchetto conviviale accompagnato da canti e suoni.
Contesto Conosciuta come città arabo-normanno, Tricarico è uno dei più suggestivi centri della provincia di Matera, ricca di monumenti e protagonista di una storia millenaria che si intreccia da un lato con la diocesi di cui è sede sin dal secolo X e, dall'altro, con la cultura delle genti che l'hanno popolata. Tra il IX e il X sec. divenne una roccaforte degli arabi, popolazione che incise profondamente sul tessuto urbano, con la creazione dei quartieri Ràbata e Saracena. Durante la dominazione bizantina divenne kastron (città fortificata) ed acquisì ulteriore importanza con l'avvento dei normanni che la eressero a contea. Successivamente si arricchì della presenza di una consistente comunità ebraica e di una comunità albanese. Questo, unito al mecenatismo dei Sanseverino e di molti dei vescovi che si sono succeduti alla guida della diocesi, nonché i costanti rapporti mantenuti dall' aristocrazia locale con gli ambienti napoletani, hanno consentito alla città di ricoprire una posizione di rilievo nel panorama culturale e politico della Basilicata e di arricchirsi, nei secoli, di un grande patrimonio artistico e architettonico. Il centro storico alto medioevale si sviluppa nei quartieri di Saracena, Ràbata, Civita, Piano e Monte. A ridosso dei quartieri arabi possiamo ammirare orti e giardini terrazzati, esempio di mirabile ingegno di quelle genti di coltivare terreni aridi. restano ancora tracce delle poderose mura di cinta e tutti gli accessi alla città con le torri e le porte: Porta delle Beccarie, Porta Monte, Porta Fontana, Porta e Torre della Ràbata, Porta e Torre Saracena.
Tricarico è l'unica città lucana ed una delle pochissime del meridione ad essere raffigurata nella prestigiosa opera di G. Braun e F. Hogemberg "Theatrum Urbium Praecipuarum Mundi" pubblicata a Colonia tra la fine del '500 e gli inizi del '600. Dalla didascalia a corredo della stampa, emerge un contesto sociale ed economico caratterizzato da una fiorente attività agro-pastorale che si è conservata nei secoli e che ha certamente favorito la trasmissione dell'antico rituale rinnovato ogni anno dalle Maschere di Tricarico.
Le Maschere ed il Carnevale di Tricarico sono caratterizzate dall'uso di un apparato coreografico costituito da elementi realizzati in maniera artigianale che si tramandano da generazioni.
Il contesto storico-sociale che ha conservato il Carnevale tricaricese ha una diretta corrispondenza nel rituale della transumanza. Oggi l'evento è anche ricordo e memoria di un passato, conoscenza del presente, valorizzazione di un sapere e di una manualità da tramandare: gli artigiani che realizzano i cappelli delle maschere secondo un preciso codice, la forgia delle campane con suono differente tra vacche e tori, i cuba-cuba, strumenti semplicissimi ma di grande musicalità. Grazie alle bellezze storiche ed artistiche della città che fanno da cornice, nel corso degli anni si è sviluppato un crescente turismo legato alla manifestazione.
Descrizione modalita' di gestione La valorizzazione delle Maschere passa attraverso la riproposizione di tre eventi annuali. L'interesse culturale suscitato dalle Maschere e dal Carnevale di Tricarico è confermato dall'ingresso nella F.E.C.C. (Federation of European Carnival Cities) e dal Raduno delle Maschere Antropologiche che vede il coinvolgimento di numerose comunità anche molto distanti e diverse dal contesto locale ma accomunate dall'essere custodi di una maschera e/o un rito dall'elevato valore demo-etno-antropologico. Le tradizioni mutano da paese a paese mantenendo però alcuni substrati comuni, quali il legame con i riti della fertilità, l'avvio del nuovo ciclo stagionale agricolo, il risveglio della natura, la cacciata del vecchio, il rapporto con il bosco, la transumanza, l'innesto della civiltà cristiana con il richiamo alla morte. Il Raduno, in particolare, offre l'occasione per aprirsi e scambiare esperienze con realtà di tutta Italia ed anche estere. Grazie alla collaborazione di privati e Pro Loco si è cercato di approfondire i temi del carnevale con studi mirati e realizzazione di opuscoli, Dvd seminari ed altro. A tale tradizione si affianca la presenza di gruppi spontanei di suonatori di cubba-cubba, organetti, zampogna, che eseguono serenate nei vicoli, nelle case, con canzoni e ritmi tradizionali, durante tutto il periodo di Carnevale e del Raduno. Questa innata predisposizione alla musica e al canto ha fatto sì che numerosi gruppi musicali costituitisi si dedicassero allo studio e alla rivisitazione e reinterpretazione delle canzoni tradizionali.
Caratteristiche significative La Maschera di Tricarico, punto di partenza e catalizzatore della sfilata, è una maschera che copre quasi completamente il corpo e lo trasforma in un elemento simbolico che ci parla attraverso i segni. La maschera è un sistema di segni, simboli, indizi e sintomi costruiti sulla base della conoscenza dell'uomo, sintesi della cultura del tempo e che continua, ancora oggi, a trasmettere messaggi, un misto di esperienze intellettuali e tradizioni popolari.
Non solo la maschera di Tricarico, ma tutti i gruppi coinvolti nel "Raduno delle Maschere Antropologiche", attraverso i loro personaggi esprimono un codice condiviso e leggibile fatto da segni e simboli che sono schemi che interpretano la realtà, evocano il passato e la tradizione e al tempo stesso suscitano e muovono le emozioni.
La maschera di Tricarico è costituita da un vestito (mutandoni e maglia di lana grezza), scarponi con gambali e foulard colorati legati alle ginocchia e alle braccia, in vita ed al collo, un copricapo costituito da cappello a larga tesa con velo bianco e nastri multicolori per la vacca. Il toro indossa un vestito identico nella composizione ma completamente nero con foulards neri e rossi e un cappello con velo e nastri neri e uno o due soli nastri rossi. I nastri che scendono dal cappello devono stendersi fino alla caviglia. Ogni maschera porta un campanaccio che suona in maniera ritmica. Ogni campana ha un suono diverso così come avviene per le mandrie degli animali.
Alla sfilata partecipano anche dei figuranti "umani" quali il conte e la contessa, il capo massaro e vari sottomassari e "ualani" vestiti a seconda della figura che rappresentano, e anche animali come cavalli e asini con armamentario tipico della transumanza, quali bisacce, orcioli vari etc. Le figure del conte e della contessa richiamano il mondo feudale ed il rapporto tra i padroni e i contadini.
Le canzoni delle serenate notturne e mattutine con stornellate dialettali "a rampogna" sono accompagnati dal cubba-cubba,da zampogne e tamburelli. Tramandare l'abilità al suono di questi strumenti contribuisce a voler mantenere in piedi una tradizione ormai profondamente radicata.
Bibliografia . Ernesto De Martino, Clara Gallini (a cura di) La fine del mondo, Torino, Einaudi, 1977.
. Enzo Spera, Inizio del Carnevale di Tricarico, Bari, in "Quaderni dell'Università degli Studi di Bari", 1981/82.
. Carmela Biscaglia, Il Carnevale di Tricarico, Tricarico, in "Quaderni del Centro dei servizi culturali di Tricarico", 1986.
. Giovanni Battista Bronzini, Il viaggio antropologico di Carlo Levi, Bari, Dedalo, 1996.
. Antonio Tateo, Precedenti greci di rituali e folklore moderni nel Mezzogiorno, in Rassegna Storica Salernitana n.33, 2000.
. Carlo Levi, Gigliola De Donato (a cura di) Le mille patrie: uomini, fatti, paesi d'Italia, Roma, Donzelli, 2000
. Nicola Scaldaferri, Santi, animali e suoni: feste dei campanacci a Tricarico e San Mauro Forte, Udine, Nota, 2005, ISBN 88-01-30540-0.
. Rocco Scotellaro in "Il dio contadino" "Journal", Losanna, febbraio 1950

Piano di salvaguardia proposto

Partecipazione comunità
La Maschera, con il Carnevale e il Raduno, può essere il volano per uno sviluppo economico del territorio, con vantaggi per la popolazione locale che potrebbero derivare da diverse attività di tipo imprenditoriale, quali la ristorazione con la proposta di piatti tipici, la ricettività, il commercio di souvenirs e stampa dedicata, produzioni di costumi, incremento della produzione delle tipicità agro-alimentari.
L'intera comunità partecipa attivamente e si lascia coinvolgere dal tripudio di colori, suoni e danze e sapori.

Dove Mangiare


Ristoranti in albergo

Ostello Fonti
c/o Santuario Madonna delle Fonti - C.da Fonti
75019 - Tricarico (MT)
Tel.: 0835 723660 - Fax: 0835 723660
Cell.: 340 6454336
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Sito internet: www.ostellofonti.it
POSIZIONE: distante km. 10 dal centro abitato
PERIODO DI APERTURA: stagionale (maggio - settembre)
TIPO DI CUCINA: tipica locale

 

 

Fonte: APT Basilicata

Pubblicato in Itinerari
Martedì, 06 Giugno 2017 14:21

IL CANTO POPOLARE DI TRICARICO

Localizzazione

Luogo culturale   
Comune di Tricarico, Discoteca di Stato
Localizzazione geografica     
Tricarico e campagne circostanti


Descrizione del bene

 

 Aree tematiche Demoetnoantropologica (Tradizioni, riti, ...)
Valutazione interesse culturale Gli anni dell'immediato dopoguerra hanno segnato una svolta decisiva per la cittadina di Tricarico, poiché fu in quegli anni che essa, come l'intera Basilicata si trasforma in un laboratorio a cielo aperto, nel quale si ritrovano antropologi, sociologi, cineasti e fotografi, interessati alle condizioni di 'un'altra Italia', da Peck a Banfield, da Friedmann a Cartier Bresson. Per molti di loro, la porta di ingresso a questo mondo è la Tricarico di Rocco Scotellaro, amico delle migliori intelligenze del tempo, da Manlio-Rossi Doria a Rocco Mazzarone. Ospite di Scotellaro è anche De Martino che arriva a Tricarico negli anni '40 per preparare quelle spedizioni caratterizzate da una spiccata attenzione ai fenomeni musicali, che avrebbero cambiato metodi ed obiettivi degli studi antropologici ed etnomusicologici.
Nel centro della collina materana raccolse la Canzone della Rabata, 'anonima testimonianza letteraria di dolore e di ribellione, di rampogna e di minaccia', definita un 'documento assai eloquente della volontà di storia della gente rabatana'.
In una lettera indirizzata a Scotellaro si evince la volontà di De Martino di utilizzare il materiale raccolto per un lavoro 'a più ampio respiro sull'angoscia della storia', anche se sottolineava un problema di ordine metodologico riferito alla trascrizione dei canti popolari, i cui autori di solito non venivano individuati 'per comodo intellettuale'.
Sin da allora precisava il valore da attribuire ai canti popolari, frutto di una 'fase creativa, di solito comune, ma spesso individuale'. Evidenziava il carattere della cooperazione fra il popolo e gli intellettuali nella consapevolezza dell'originalità della sua stessa produzione, continuamente intercalata e innervata nell'oralità di un vissuto quotidiano e nella storia sociale, plurale e dei singoli.
Il lavoro di De Martino e degli altri antropologi ha generato la consapevolezza nel popolo di Tricarico dell'importanza della musica per una ricostruzione della cultura popolare.
Il canto popolare appartiene alla tradizione orale ed è un documento, in quanto ne riflette concezioni, tradizioni e abitudini della vita e del tempo in cui si realizza. La canzone popolare è nata per essere cantata, ma spesso ne è rimasto solo il contenuto letterario, mentre la melodia, il più delle volte è andata perduta. Tuttavia, pur separato dalla melodia, questo contenuto resta di grande interesse storico, antropologico, sociologico.
Un patrimonio, questo, da salvaguardare, capace di creare una relazione culturale, intensa e duratura, tra questo territorio e le città del mondo.
Contesto Una volta a Tricarico, e nei nostri paesi, il tempo era scandito dal ritmo del lavoro dei campi, con i suoi riti, canti, danze e pratiche magico-religiose: un patrimonio culturale che rischia di essere perduto completamente.
La canzone popolare aveva un carattere tipicamente funzionale; oltre a quella estetica essa aveva una funzione magica o di regolazione del lavoro: tanti sono i canti legati al lavoro contadino (fienagione, mietitura, vendemmia, ecc.); moltissimi sono quelli che cantano l'amore (corteggiamento, dichiarazione, tradimento, beffa, ecc.).
La terra di Lucania, terra di contadini, vanta un ampio repertorio di questi canti, sempre più rivalutati e interpretati da gruppi di musica popolare.
E per comprendere quanto radicata sia la cultura del canto in Basilicata e a Tricarico, si citano le parole di De Martino, riportate qualche anno dopo le sue spedizioni da Carpitella: " Tutte le volte che vado giù, succede che a un certo punto cantano, non so perché Faccio una domanda, chiedo qualcosa e all'improvviso la gente non parla più: in risposta alle mie domande, prende e canta. Un fatto che mi sorprende molto". (M. Agamennon: Etnomusicologia italiana: radici a sud, in Suonosud, 4, 1989, p.22).
Descrizione modalita' di gestione Il progetto sarà realizzato da professionisti locali o legati a Tricarico e alla Basilicata. Verranno coinvolti operatori del settore audiovisivo per la realizzazione del documentario, storici e professionisti del settore per la trascrizione dei testi, uno studio di registrazione per la produzione del disco audio, la discoteca di Stato per la concessione delle registrazioni di Ernesto De Martino.
Caratteristiche significative Dei tanti canti che accompagnavano il lavoro e la vita dei nostri nonni, è significativo che a Tricarico si siano conservati soprattutto quelli legati al Carnevale, forse per via delle serenate, connesse a loro volta al tradizionale allevamento del maiale e alla sua 'uccisione', pratica antichissima e tuttora in uso (anche se in minor misura) in questo centro lucano dall'economia agro-pastorale. I canti del lavoro, invece, i canti narrativi, o quelli a rampogna, le ninne-nanne, le varie 'arie' d'amore; i capitoli (canti religiosi che raccontano la vita di un santo, di Gesù, della Madonna), i lamenti funebri, ecc. stanno scomparendo insieme agli ultimi depositari di questa ricca tradizione orale.
Una delle voci più interessanti del panorama popolare di Tricarico, storica figura dei Tarantolati di Tricarico, Antonio Guastamacchia, può essere annoverata come uno dei pochi che sono ancora in grado di trasmettere le peculiarità dei canti popolari tricaricesi, essendo cresciuto con la terra, assaporando i suoi colori, i suoi odori, i suoi cambiamenti al ritmo delle stagioni.
Il suo incontro con la musica è stato forse inevitabile : il padre era il musicista di casa, il cantore, uomo di terra anche lui, amava 'portare le serenate' e accompagnare con i canti i lavori nei campi e nell'aia. Ricorda la trebbiatura con l'asino e gli uomini che facevano festa lavorando e cantando.
A 18 anni è stato emigrante, poi dopo diversi anni è ritornato al paese dove incontra Antonio Infantino che lo invita a cantare con lui nel gruppo dei Tarantolati di Tricarico.
Risale a quel tempo l'incisione di un Cd insieme con Infantino dal titolo la 'Morte Bianca'. Dal 2000 al 2012, dopo anni di pausa, è ritornato ad essere la voce dei Tarantolati di Tricarico , rimanendolo fino al 2012, partecipato attivamente alla produzione discografica di quegli anni:
'Andamenare' è il Cd che esce nel 2000 e contiene brani di Antonio Infantino e brani da me composti;
'U'Squatasce' del 2006 che contiene due brani da me composti (Munakelle' e Kate-katasce) utilizzati come parte della colonna sonora del film di Monicelli dal titolo 'Le Rose del deserto'.

Nel 2013 finita la stagione con i Tarantolati di Tricarico ha fondato il gruppo 'I Tarantolati di Antonio Guastamacchia', insieme ad alcuni dei musicisti del gruppo storico.
Bibliografia - AA.VV, Tradizioni popolari. Tipologia e valore delle culture regionali, a cura di Franco Noviello, Lacaita Ed., Manduria Bari Roma, 1988
- Adamo Giorgio (a cura di), Musiche tradizionali in Basilicata. Le registrazioni di Diego Carpitella ed Ernesto De Martino, Squilibri Ed., Roma 2012
- Martelli Nicola, Contadini a Tricarico, terra del Sud, Prefaz. di Paolo Apolito, Postfazione di Ferdinando Mirizzi, Lacaita Ed., Manduria Bari Roma, 2013
- Bronzini G. B., Vita tradizionale in Basilicata, Congedo Ed. Galatina (LE),
- Bronzini G. B., L'universo contadino e l'immaginario poetico di Rocco Scotellaro, Ed. Dedalo Spa Bari, 1987, pp. 197-425
- Scaldaferri Nicola (a cura di), Feste dei campanacci a Tricarico e S. Mauro Forte. Santi, animali e suoni, Nota Geos Book 540 - Basilicata 4, Udine 2005
- De Martino E., Sud e magia, Milano, Feltrinelli, 1959

 

Piano di salvaguardia proposto

Partecipazione comunità
Durante la fase delle ricerche storiche verranno coinvolti molti anziani portavoce della memoria storica, e durante le riprese del documentario per ricreare i contesti dove venivano utilizzati i canti popolari.

Dove Mangiare


Ristoranti in albergo

Ostello Fonti
c/o Santuario Madonna delle Fonti - C.da Fonti
75019 - Tricarico (MT)
Tel.: 0835 723660 - Fax: 0835 723660
Cell.: 340 6454336
E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito internet: www.ostellofonti.it
POSIZIONE: distante km. 10 dal centro abitato
PERIODO DI APERTURA: stagionale (maggio - settembre)
TIPO DI CUCINA: tipica locale

 

 

Fonte: APT Basilicata

Pubblicato in Itinerari
Martedì, 06 Giugno 2017 11:52

FESTIVAL DELLA TARANTELLA TRADIZIONALE

Localizzazione

Luogo culturale     
Come la tradizione del Carnevale e delle famose Maschere di Tricarico rappresentano una mandria in transumanza, così quella della musica e danze popolari è fortemente radicata nella popolazione. Tricarico è un vero e proprio crogiolo nel quale si assistette all'ascesa della musica tradizionale agli onori del successo nazionale ed internazionale, grazie al maestro Antonio Infantino ed il gruppo dei Tarantolati di Tricarico. E ciò fu possibile proprio perché il substrato sociale e culturale aveva (ed ha) mantenuto intatti i contatti con queste forme di espressione.
L'evento sarà organizzato in collaborazione tra il Comune di Tricarico, l'Associazione Lycosa Tarantula, l'ArcheoClub Melfi-Tricarico e la Pro Loco.
Localizzazione geografica     
Tricarico - luoghi dell'abitato - Piazze, larghi e corti del centro storico (quartieri arabi della Saracena e della Ràbata e quartieri normanni del Monte e del Piano).
La sua posizione centrale nella Regione, rispetta anche sul piano sostanziale il ruolo di profonda riserva di tradizioni e di linguaggio espressivi propri e tradizionali.


Descrizione del bene

 

 Aree tematiche Demoetnoantropologica (Tradizioni, riti, ...)
Valutazione interesse culturale Necessità di salvaguardare e divulgare le tarantelle tradizionali lucane che subiscono "l'attacco" e la contaminazione della pizzica salentina o meglio "neopizzica", perché nulla ha a che fare con i balli tradizionali di quei luoghi, come indicato dagli antropologi che se ne sono occupati (uno fra tutti, prof. Giuseppe Michele Gala).Giuseppe Michele Gala è insegnante di ruolo di Lettere al Liceo Artistico Statale di Firenze e docente a contratto di Antropologia Culturale presso il Dipartimento di Arte e Spettacolo dell'Università di Firenze, sempre gradito ospite nelle manifestazioni organizzate dalla Pro Loco e il Comune di Tricarico.
Contesto Tricarico è da sempre fortemente legata ai valori e tradizioni della cultura agro-pastorale, per quanto questa attività sia oggi meno presente di un tempo. Ciò non di meno, le danze tradizionali sono avvertite come identificative del territorio e motivo di orgoglio, tanto da essere praticate da persone di ogni età e molto apprezzate dai bambini.
Oggi molti aspetti di questo immenso patrimonio culturale si vanno progressivamente perdendo per l'immancabile trasformazione delle concezioni e dei modi di vita. Resta alle giovani generazioni locali il dovere morale dello scavo e del recupero delle tradizioni popolari.
Vive e attive sono le tante associazioni e gruppi musicali che animano Tricarico oggigiorno, grazie alla ricchezza del patrimonio musicale e popolare che ha dato vita a diverse realtà: La Gatta mammona, Pietro Cirillo &Tarumba, gli stessi Tarantolati e il Maestro Infantino, che continuano ad innovarsi pur tutelando la tradizione più autentica. Così come le scuole di ballo, danza e tamburello sviluppatesi negli ultimi anni.
Descrizione modalita' di gestione Come descritto in precedenza, in ragione dell'attaccamento della popolazione, diverse sono le iniziative intraprese; in primo luogo da parte di associazioni locali, volte soprattutto alla divulgazione e pratica della tarantella tradizionale lucana. Questo ha spinto la Pro Loco di Tricarico ad organizzare in collaborazione con l'archeo Club di Tricarico e Melfi, la "Prima festa della Tarantella di Primavera", svoltasi a Tricarico il 21 marzo 2015.
L'evento ha visto la partecipazione di numerosi gruppi e scuole di ballo provenienti da Calabria e Basilicata: tra gli ospiti l'associazione Lycosa Tarantula di Tricarico, "La Tarantella crea dipendenza" con il Maestro Ciccio Nucera, che comprende scuole provenienti dalle province di Catanzaro, Reggio Calabria e Vibo Valentia. Con grande successo non solo per il pubblico, ma anche per il gradimento e la partecipazione. E ciò sulla scia del successo ottenuto negli anni precedenti, dalle edizioni dell'evento denominato "Estadanza" organizzato dalla stessa Pro Loco in collaborazione con l'Associazione culturale "Taranta, centro di studi e ricerche della danza popolare" del prof. Giuseppe Michele Gala.
"Estadanza", grazie al favoloso viaggio dell'Ass. Taranta nel mondo della danza popolare italiana dura da oltre 30 anni e ancora oggi sta portando alla luce balli del passato di cui si erano perse le tracce, o varianti coreutiche locali di balli già noti.
L'evento ha portato anche a Tricarico, numerosi cultori provenienti da ogni parte d'Europa, per una settimana di "full immersion" nella tradizione più vera. La manifestazione si è articolata anche attraverso lezioni specialistiche sul variegato mondo della danza popolare lucana e la conoscenza dettagliata dei molti balli praticati, oltre che da una minuziosa ricerca e da una documentazione etnografica attendibile. Si sono tenuti laboratori, lezioni di ballo, lezioni teoriche di Antropologia della danza e di Storia delle tradizioni popolari.
Caratteristiche significative Danza come espressione del sentimento e dell'identità di un popolo.
La Basilicata è una terra sorprendente, dietro la "normalità" della vita quotidiana, si nasconde nelle sue viscere sociali una miniera di saperi e forme espressive che denotano la creatività delle comunità agropastorali. Oggi molti aspetti di questo immenso patrimonio culturale si vanno progressivamente perdendo per l'immancabile trasformazione delle concezioni e dei modi di vita.
Resta a noi l'obbligo dello scavo e del recupero delle radici.
Bibliografia Mondo Popolare e Magia in Lucania, Ernesto De Martino, Basilicata Editrice, 1975;
Danza popolare e questioni storiche. Materiali per una storiogragfia eetnocoreutica in Italia, Giuseppe Michele Gala, Edizioni Taranta, 2001;
Il folklore musicale in Italia, Cesare Caravaglios , Editrice Rispoli Anonima, 1936;
La tarantella dei pastori. Appunti sulla festa, il ballo e la musica tradizionale in Lucania, Giuseppe Michele Gala, Edizioni Taranta, 1999;
Suoni che tornano, di Gala Giuseppe M. Silvio Pascetta Di Virgilio Domenico edito da Taranta, 2006;
Le tradizioni musicali in Lucania. Strumenti,di Gala Giuseppe M. edito da SGA, 2007 .

 

Piano di salvaguardia proposto

Partecipazione comunità
La pizzica salentina, con il forte clamore mediatico raggiunto negli anni, soprattutto grazie al noto evento denominato "Notte della Taranta" ci mostra in tutta la sua potenzialità, come queste tradizioni popolari possano diventare momento di forte attrazione che valica i confini regionali e nazionali.
Questi eventi possono diventare efficace volano di sviluppo culturale ed economico per la nostra realtà.
L'evento sarà organizzato in collaborazione tra il Comune di Tricarico, l'Associazione Lycosa Tarantula, l'ArcheoClub Melfi-Tricarico e la Pro Loco.

Dove Mangiare


Ristoranti in albergo

Ostello Fonti
c/o Santuario Madonna delle Fonti - C.da Fonti
75019 - Tricarico (MT)
Tel.: 0835 723660 - Fax: 0835 723660
Cell.: 340 6454336
E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito internet: www.ostellofonti.it
POSIZIONE: distante km. 10 dal centro abitato
PERIODO DI APERTURA: stagionale (maggio - settembre)
TIPO DI CUCINA: tipica locale

 

 

Fonte: APT Basilicata

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